Ornella Stingo
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Critiche
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Vittorio Sgarbi - critico d'arte
"E fatta bene....E' arte, e l'arte non deve chiedere l'autorizzazione" (ai giornalisti sull'opera abusiva di Arte Fiera 2012)


Valerio Dehò - critico d'arte - dal CORRIERE DI BOLOGNA di Venerdì 1 Febbraio 2008

L'invasione degli ultra...Cops felsinei
In fondo aveva ragione mio zio che spuntano come funghi.
Anche se non è stagione, è bastata una pioggerellina perchè i muri di Bologna si adornassero di vigili in divisa estiva.
Non è, pare, l'ultima trovata del Sindaco Cofferati, ma un'improbabile S. R. (in qualche modo parente di RITA e SIRIO).
In ogni caso le realistiche fotografie (dipinti su carta) dei gendarmi sono state una prova del fuoco per il traffico cittadino.
Tra incredulità della serie e istintivo amore per la divisa, la città nel giorno di chiusura al traffico ha visto il proliferare dei ghisa felsinei belli, magri e colorati come vorremmo vederli sempre.
Considerandola una probabile operazione artistica c'è molto Situazionismo dietro, un'estetica metropolitana e movimentista, e non mi stupirebbe che S. R. fosse un nome collettivo alla Luther Blissett, sempre meno psicogeografico e sempre più caso letterario.
Un'operazione di Public Art alla Christo o una provocazione tipo palle di plastica a Trinità dei Monti che però è costata al suo artista provocatore un mutuo di 13mila euro.
Certamente può essere anche evocato l'esempio dei bambini impiccati agli alberi nella milanese Piazza XXIV Maggio da Maurizio Cattelan, ma le differenze sono notevoli. Li c'era un'operazione con alle spalle il Comune meneghino (Sindaco Albertini) e sponsor un noto Fashion Group che ha dato alla vicenda una dose energetica di denaro.
Qui la cosa è casalinga, ma di ottima fattura, anche più intelligente in fondo, perchè alla fine Cattelan voleva il solito scandaletto che accompagna le sue trovate, qui il gendarme incollato al muro ci apre ad una dimensione più riflessiva.
Non c'è scandalo, ma curiosità, perchè un'operazione illegale si appropria della figura del poliziotto cittadino per violare la legge. Le polemiche sui writers forse hanno generato la patogenesi del vigile. L'operazione è sottile: compiere un'azione contra legem raffigurando i tutor dell'ordine.
Una bella presa in giro, da Basket City a Cops City, possibile che non ce ne siamo accorti prima?

Professor Luciano Bertacchini - artista e critico d'arte - 2007
- La veloce,appuntita grafica della firma che contrassegna le opere di Ornella Stingo, mi ricorda quella più leggibile di Suo padre Ugo, pittore napoletano, per lunghi anni residente in terra padana. Assai diverso, con in mezzo alcuni decenni, pieni di tante, convulse, ansiose ricerche, il loro mondo espressivo - “purezza emotiva, atmosfere, splendori cromatici”, per riprendere quanto scrisse Giuseppe Marchiori su Ugo Stingo, iperrealistiche cadenze oggettuali, scontri di luci e di ombre, materiche stratigrafie, nei recenti dipinti di Ornella. Per Lei, un coerente svolgersi di scelte formali, l'appropriarsi di consistenti valori di spazi e volumi. Diversi i temi riuniti nel catalogo monografico che Ornella mi ha lasciato con i tanti ricordi di una mia lontana attività, dagli incontri che, come cosiddetto “esperto d'arte”, avevo nelle commissioni di “premi”, concorsi ormai dimenticati. Spente per me, con il sovraccarico di non augurabili incidenti e del fatale declino dell'età, le varie sollecitazioni di artisti, mostre, gallerie. Debbo così, gratitudine alla visita di qualche più giovane amico, al pur faticoso riscontro di cronache trasmesse dal video o dalla stampa. Per le opere di Ornella che, con ben salde esperienze ed intensità costruttiva, si appresta ad incontri più estesi, in centri lontani dal suo attuale ambiente di lavoro, ben poco posso aggiungere a quanto, per Sua benevolenza, ho sottomano. Lo svolgersi definito, convincente della magica, splendente “oggettività”di zucche, conchiglie, melograni, dal vasto repertorio di rocce, foglie, greti immaginari, del penetrante scandire di suggestive mura, del vivo scintillio di fantastiche imprevedibili “fontane”. Ed è nella fantasiosa “iperrealtà” della “pittura-pittura” di Ornella, che mi attrae l'assenza sincera, eloquente dei vari supporti tecnologici che tanto accompagnano ed esaltano i nascosti, ingannevoli impianti, usati in larga misura da contemporanei ed osannati “maestri”.








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